Weddings Stories

LA FOTOGRAFIA DI MATRIMONIO PER GUARDARMI DENTRO

Posted on 16th Nov 2017


Da quando ho iniziato a occuparmi di fotografia di matrimonio ho scoperto che ci sono delle ricerche sociali importantissime da fare. A monte.
Così ha preso piede la mia “indagine”, che in breve è diventato uno studio approfondito degli usi e costumi delle coppie di persone che vogliono diventare “sposi”, mariti, mogli.
Di chi, insomma, tende ad inanellarsi con discreta disinvoltura.
Con estrema umiltà ho scoperto che uno dei primi problemi da affrontare è evitare di credere che tutto sia lecito e che il cattivo gusto non esista.
Proprio questo mi ha spinto alla ricerca di una certa eleganza espositiva, di una finezza nella proposta fotografica e di una selezione ferrea e autocritica della mia espressione artistica. Ho in definitiva il desiderio ardente di proporre una fotografia di matrimonio che non sia esattamente definita tradizionale, ma nemmeno futurista, boho, radical o elegante.
Quello che inseguo è una fotografia di matrimonio che sia affascinante.
Perchè lo scopo è mantenere sempre vivo e vivace il legame costante tra occhio e cervello.
Divertirmi è il segreto che serbo sottopelle e che sfoggio nella mia intimità durante le giornate di lavoro, perché in fondo ho avuto sempre intenzione di fare della mia arte anche il mio mestiere.
Ho scelto di vivere e lavorare a Roma. L’ho scelto perché vivo qui, perché da qui posso spostarmi in tutto il mondo, questa è la verità.
Ho scelto anche di andare in giro per Roma in bici, e la scelta della bici è una scelta di protesta contro il cliché dell’impossibilità di calpestare con due ruote le strade di questa città, ed è una scelta di stile, perché amo sentirmi ancora felice come una bambina di 8anni.
Dicono dei sette colli che siano salite insormontabili, ma io sono una fotografa donna, lesbica, romana e vado in bici: non ci sono molte cose che possano rallentarmi.